Nuova Acquisizione
La Fondazione Giorgio e Isa de Chirico comunica l’acquisizione in collezione di una nuova importante opera del Maestro
La Fondazione Giorgio e Isa de Chirico ha accolto nella sua collezione, esposta permanentemente nella Casa Museo Giorgio de Chirico in Piazza di Spagna 31, una nuova e straordinaria opera del Maestro.
La donazione si deve alla generosa liberalità di una collezionista: che in tal modo ha inteso non solo far partecipare l’intera comunità al godimento di un bene finora conservato in una collezione privata, ma ha anche voluto dedicare la sua esposizione pubblica alla memoria del marito scomparso, Lionello Sebasti.
Si tratta di una straordinaria Natura morta del 1923 ca., un dipinto di eccezionale rilevanza artistica.
Noto anche con il titolo in latino Ego quoque in Arcadia vixi [Anche io vissi in Arcadia], (olio e tempera su cartone, cm 46×31), il quadro fu acquistato direttamente dall’artista dal celebre poeta surrealista Paul Éluard alla fine del 1923, quando egli venne a Roma da Parigi, con la moglie Gala (poi moglie di Dalì), espressamente per conoscere il grande pittore italiano.
Il dipinto riveste dunque, oltre all’altissimo valore artistico, anche un importante significato storico poiché rappresenta uno dei tasselli del complesso rapporto che l’artista intrattenne con il Surrealismo: prima tenendo a battesimo il movimento, come “padre nobile”, poi, in seguito ai dissapori personali con André Breton, diventandone un polemico oppositore.
Il quadro è uno degli esempi più riusciti dell’ispirazione di Giorgio de Chirico al classicismo e alle opere dei grandi maestri del passato, coincidente con l’adesione a “Valori Plastici” prima (1918-1922) e con l’evoluzione cosiddetta “romantica” del 1923-1924.
La natura morta rappresenta una zucca e dei frutti, tra cui degli agrumi, e una rosa. Il significato è trasparente: l’artista rappresenta una zucca secca appesa alle fronde di un albero, la tipica borraccia che utilizzano i pastori, simbolo di un’umanità primigenia e felice che nel mito ellenico si identifica appunto con l’Arcadia, la regione a nord del Peloponneso sede di una stirpe che viveva come in un paradiso terrestre, ignara della morte. I frutti appoggiati sullo sfondo di un cielo attraversato da rondini, sono il ristoro naturale dei pastori e contadini, cui non manca il tocco aggraziato di una rosa che tende a sfiorire: a indicare la cristallina e primigenia natura di un’umanità non toccata dalla civiltà corruttrice.
La frase latina è quasi una dichiarazione, e sembra rivestire un senso particolare essendo indirizzata a Éluard: “Anch’io vissi in Arcadia”, espresso al passato, è la riflessione di de Chirico sulla sua pittura degli anni precedenti, racchiusa in un transfert antico che lo vedeva ricongiungersi ai maestri del passato. Scritta (probabilmente al momento della vendita) su un dipinto del 1923, significa che l’artista sta uscendo da quel ritiro onirico e spirituale che aveva rappresentato il suo particolare “ritorno all’ordine”, per intraprendere una nuova strada di ricerca, che effettivamente si concretizzerà nel 1924-25, e che lo vedrà ritornare, dalla metà del decennio, protagonista assoluto sulla scena artistica parigina degli anni Venti.
L’acquisizione di un’opera così significativa colma altresì una lacuna della collezione della Fondazione, che dopo l’importante lascito alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna, non disponeva più di opere degli anni Venti. I visitatori della Casa Museo Giorgio de Chirico avranno così la possibilità di valutare in maniera più ampia e completa il percorso artistico del Maestro, e il suo inserimento nel ricco corpus della collezione contribuirà ad ampliare ulteriormente la conoscenza di uno dei momenti decisivi della carriera del celebre pittore.
Nata nel 1986 con lo scopo di tutelare la personalità intellettuale e artistica di Giorgio de Chirico e di promuovere la conoscenza della sua opera, la Fondazione è impegnata da sempre nella divulgazione e promozione di progetti editoriali ed espositivi nazionali e internazionali. Con questo nuovo ingresso l’istituzione si conferma ancora una volta l’indispensabile punto di riferimento per lo studio di uno dei più grandi pittori del Novecento.